lun 30 ottobre 2017 - ore 10:24

Hidden Body, un viaggio rarefatto e dilatato che tocca lanima dello spettatore



di Beatrice Galluzzo

Anan Atoyama, coreografa giapponese, mette in scena uno spettacolo che rende omaggio a quella danza oscura nata dalle ceneri della seconda guerra mondiale in un Giappone sconvolto dagli orrori post-bellici e che risponde al nome di Butoh. Ma, soprattutto, si presenta come celebrazione devota, ma non asservita, a uno dei padri fondatori di questarte, Kazuo Ohno. Atoyama riprende, dunque, alcuni degli elementi tipici del genere, a partire dalla costruzione di una rarefatta atmosfera di destabilizzante e apparente illogicit. Impossibile, dunque, non partire da uneloquente citazione del mentore e ideatore di quella dimensione artistica da cui Hidden Body fiorisce. La cosa migliore che qualcuno possa dirmi che guardando la mia performance, ha iniziato a piangere. Non importante capire cosa io stia facendo; forse meglio quando non lo si capisce. Ma solo rispondere alla musica. Lasciamo sedimentare a fondo queste parole. Lasciamo che i semi germoglino.

Hidden Body , innanzitutto, semplicemente bellissimo. Candido, pulito, forte duna rigorosa ricerca estetica che appaga occhi e spirito in egual modo. Prendendoci un attimo, una pausa dalla sua valenza semiotica, iniziamo col dire che, a livello puramente visivo, la performance costruisce un luogo incantato immobile e sospeso, dove la stessa Atoyama e Francesca Cinalli si muovono circondate tra mille bicchieri, vuoti e pieni, di differenti grandezze e fatture. Larmonia tra gli elementi e la relazione che intercorre tra i corpi delle donne e gli oggetti, simbolici ed evocativi, non viene mai meno e non diviene ricerca vana di un estetismo sterile. Penso ad una macchina fotografica immaginaria, che scatta una foto per ogni secondo di Hidden Body: ecco, in ogni immagine sarebbe racchiuso un momento di rara eleganza.

Difficile stabilire il senso ultimo di unopera che rimane, perlopi, inafferrabile. Ma forse, proprio questo il punto. Hidden Body lascia allo spettatore il privilegio e lonere di sobbarcarsi personalmente il compito della ricerca di un senso, non esplicito e non dichiarato, ma che veste e accarezza come un guanto di seta lintimit dello spettatore, unico artefice definitivo di questa storia misteriosa. Certo, la pice li, sotto gli occhi di tutti. Ed fatta di oggetti e materia e corpi. Ma in qualche modo si deforma e si declina.
Ancora, penso ad un viaggio fra lingombrante e terribile presenza degli Assenti. Tutti coloro i quali se ne sono andati e non hanno mai pi voluto, o potuto, tornare. E noi li teniamo, ancora a met strada tra il ricordo e la realt, come se fossero ancora intorno a noi, perpetui e immobili. Il dolore devastante del non saper lasciare andare ci mastica lentamente, in un moto angoscioso che ci costringe a rivivere momenti e sensazioni dei tempi che furono. Attingiamo dal ricordo, sempieterno e funereo, che ci sovrasta e si palesa in ogni istante implacabile. Abbiamo bisogno di percepirlo, necessitiamo di essere avvolti dalla polvere dei corpi che non sono pi. Prima o poi, per, esplode la ribellione finale a questa reminiscenza forzata. E allora, possiamo darci pace.


postato da Koreja il gio 12 dicembre 2019 alle 07:29 - Commenti(0)


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